1. Ora era: era un'ora così tarda che il salire non ammetteva
indugio (" storpio ": impedimento), poiché il sole aveva lasciato il
cerchio meridiano al Toro, cioè era passato mezzogiorno.
3. Scorpio: la costellazione dello Scorpione.
4. non s'affigge: non s arresta.
6. il trafigge: punge.
7. callaia: passaggio stretto.
9. che per artezza: che per strettezza impedisce che si possa salire
affiancati.
15. s'argomenta: fa del tutto per parlare.
16. Non lasciò: non tralasciò di acconsentire al mio desiderio.
18. che 'nfino al ferro: fino alla punta ferrata del dardo.
20. Come si può: come è possibile dimagrire a chi non è stretto
dalla necessità (" uopo ") di nutrirsi, cioè alle ombre?
22. Meleagro: figlio del re Oeneo e di Altea, a lui le Parche
destinarono una vita non più lunga del tempo impiegato, per
bruciare, da un tizzone, acceso quando nacque. La madre spense
e occultò il tizzone ma, allorché Meleagro le uccise i fratelli, in
seguito alla questione del cinghiale Caledonio, lo diede
nuovamente alle fiamme e la vita di Meleagro si consumò con
esso. Virgilio vuol dire dunque che la domanda di Dante ha la sua
risposta in un fatto sovrannaturale.
25. guizzo: movimento.
27. vizzo: molle, cioè non duro a comprendersi.
30. piage: piaghe. Il dubbio è come una piaga.
31. Se la veduta etterna: se gli sciolgo il dubbio circa quel che Dio
vede, mentre ci sei tu che sei nostro sommo maestro, mi scusi il
fatto che io non posso negarti nulla che tu mi chieda.
36. che tu die: che tu dì, dici.
37. Sangue perfetto: la parte più pura del sangue, che non viene
mai in circolazione nelle vene, e si conserva come cibo che si
tolga da mensa perché non consumato, prende nel cuore la
capacità di informare tulle le membra dell'uomo, come il sangue
meno puro, che va attraverso le vene, ha la capacità di formare le
membra (" a farsi quelle "), nutrendole. Secondo Tommaso
d'Aquino, infatti, una parte del sangue, non contribuendo al
fenomeno della digestione, era destinato alla concezione, venendo
a costituire il seme (cfr. "Summa Theologica", III, 31, 5).
43. Ancor digesto: nuovamente trasformato, in liquido seminale,
scende negli organi genitali ( " ov'è più bello tacer che dire "); e
di qui poi stilla (" geme ") sul sangue femminile in un naturale
ricettacolo, la matrice. Qui l'un sangue s'unisce all'altro; l'uno
costituito in modo da subire e l'altro da agire, dato l'organo
perfetto, il cuore, dal quale proviene; e una volta giunto, il sangue
maschile, divenuto seme, in un primo tempo manifesta la sua
attività, formando un coagulo e poi, dando vita a ciò a cui ha dato
consistenza perché fosse materia al suo operare.
52. Anima fatta: allorché la virtù attiva del seme è divenuta anima
vegetativa quale è quella di una pianta, (ma con la differenza che
l'anima del feto è suscettibile di sviluppo, e quella della pianta è
già completa), opera poi tanto che acquista sentimento e motilità,
come un fungo marino; è divenuta, cioè, anima sensitiva e da
questo momento si trasforma in virtù attiva e comincia a costituire
gli organi dei sensi, di cui è seme.
58. Or si spiega : qui si dilata e si sviluppa la virtù informativa,
che proviene dal cuore del genitore, dove la natura provvede a
tutte le membra.
61. fante: essere razionale, parlante (cfr. lat. fans).
63. più savio di te: allude ad Averroè (cfr. Inf. c. IV, 144).
64. fé disgiunto: affermò che l'intelletto possibile è disgiunto
dall'anima, perché non vedeva alcun organo " deputato
propriamente a lo intelletto, come è l'orecchio ad udire " (Buti).
68. e sappi che: e sappi che non appena nel feto l'ornamento del
cervello è compiuto, Dio (" lo motor primo ") si volge ad esso
feto, lieto di tanta arte naturale e infonde un'anima nuova, piena di
virtù, la quale attiva e trasforma nella sua stessa sostanza,
sostituendosi all'anima vegetativa e sensitiva, le attività che vi
trova e diviene un'anima unica che vive sente e riflette; cioè è
insieme vegetativa, sensitiva e razionale.
72. repleto: ripieno.
79. Làchesis: Lachesi è quella delle tre Parche che fila lo stame
della vita. Quando lo stame è finito, l'anima si libera dalla carne e
porta con come principio virtuale (" in virtute ") le facoltà
vegetative e sensitive (" l'umano ") insieme a quelle intellettive o
razionali (" 'l divino "). E mentre le prime, private dei loro organi,
sono come mute, la memoria, l'intelligenza e la volontà, libere dal
peso del corpo, divengono in atto più acute.
86. a l'una de le rive: o sulla riva d'Acheronte, o sulla foce del
Tevere; e qui conosce il suo futuro destino.
88. Tosto che: non appena quel luogo la circoscrive, la virtù
informativa che è nell'anima s'irradia all'intorno, nella stessa
maniera e nella medesima quantità che nelle membra vive: e come
l'aria, quando è molto piovosa (" piorno ") diviene adorna di
diversi colori per l'arcobaleno, cioè per i raggi solari che in lei si
riflettono; così l'aria circostante all'anima si dispone in quella
forma che in essa imprime ( " suggella " ), con la sua virtù ("
virtualmente "), l'anima che si è fermata; e poi, come la fiammella
segue il fuoco dovunque esso si sposti, così lo spirito segue la
nuova forma assunta, il corpo aereo.
100. Però che: per il fatto che dal corpo aereo ("quindi ") ha poi la
sua parvenza (" paruta ") è detta ombra; e sempre dal corpo aereo
organizza ciascun senso fino a quello della vista (" veduta " ) che è
il più complesso.
103. Quindi: sempre in virtù del corpo aereo.
107. si figura: assume aspetti diversi.
109. a l'ultima tortura: all'ultimo girone, il settimo.
112. fiamma in fuor balestra: emette delle fiamme, e l'orlo del
girone soffia un vento in alto che le piega e le allontana ( "
sequestra " ) da esso.
117. quinci. .. . quindi : da una parte... dall'altra.
121. Summae Deus clementiae: o Dio di somma clemenza. E' il principio
un inno, attribuito a Sant'Ambrogio, che si recitava nel mattutino del sabato,
dove s'invoca l'aiuto di Dio contro le tentazioni della carne.
123. caler: importare, desiderare.
128. Virum non cognosco: allude alla risposta data da Maria
all'Arcangelo Gabriele, che le annunciava la nascita di Gesù: e
come è ciò possibile, se non conosco uomo?
131. ed Elice caccionne: Diana, castissima dea, cacciò dal bosco la
ninfa Calisto (trasformata infine nella costellazione dell'Orsa Maggiore,
detta Elice, che, posseduta da Giove, aveva conosciuto il veleno (
" tòsco " ) di Venere, cioè l'amore.
139. che la piaga: che il marchio del peccato di lussuria di cui
sono colpevoli le anime del settimo girone, si cicatrizza alla fine
(" da sezzo " cfr. Inf. c. VII, 130).