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Dall'Antichità al secondo Dopoguerra
Fin dai tempi antichi i gioielli
affascinavano per la loro bellezza non solo le donne ma anche gli uomini che ne
facevano uso. Oltre ad adornare, i gioielli hanno assunto nel tempo anche
significati diversi, erano oggetti con i quali l'uomo ha cercato di compensare
le sue insicurezze, la vanità, la superstizione ed il desiderio di ricchezza.
Sia
che fossero usati come oggetti propiziatori che di identificazione sociale
oppure solo per il piacere del possesso, i gioielli in ogni epoca ci hanno
aiutato nella ricostruzione della storia dell'uomo, sono una traccia
fondamentale che ci fa capire le varie credenze le superstizioni, i costumi, la
vita economica e gli interessi estetici dei diversi popoli.
Nelle epoche
preistoriche sono state rinvenute collane formate da denti di animali feroci e
questo distingueva chi l'indossava in quanto il rischio che il possessore di
tale collana aveva corso per impadronirsi dei denti, lo rendeva diverso dagli
altri.
Curioso è
anche il fatto di aver trovato, sempre in epoche preistoriche, collane composte
di conchiglie in aree geografiche molto lontane dal mare.
Poi col tempo il
valore simbolico si è trasformato ed ha fatto diventare i gioielli o le pietre
che li costituiscono dei veri talismani, per esempio l'ametista, il cui colore
violaceo richiamava quello del vino, era impiegata nel Medio Evo contro
l'ubriachezza. Il diamante, per la sua eccezionale durezza, per lungo tempo è
stato considerato talismano dei vincitori e quindi gemma da uomo, gemma che
procurava coraggio, ardimento e valore.
Maria di Borgogna fu una fra le prime
donne a riceverlo in dono come pegno d'amore e da allora divenne gemma di
Venere e simbolo dell'amore.
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Nel corso
della storia il gioiello ha assunto una molteplicità di valori e significati,
periodi in cui era più importante il valore artistico che non il valore
intrinseco, come si vede nella produzione di gioielli in acciaio fra il XVIII
secolo e il XIX secolo, oppure la lavorazione dei cammei di conchiglia
dell'ottocento.
Splendida è anche la lavorazione di microgranulazione usata
dagli etruschi e ripresa dai gioiellieri italiani che hanno dimostrato di saper
riprendere tecniche di lavorazione molto difficili. Splendidi anche gli smalti,
sublimati durante l'Art Nouveau, periodo conosciuto in Italia come stile
Liberty, ed in particolar modo gli smalti plique à jour, tecnica molto
difficile ma di grande effetto, in cui la luce li attraversa e produce effetti
colorati simili alle vetrate.
Contemporaneamente a questo periodo
persistevano comunque forme e linee tradizionaliste legate all'impiego dei
diamanti e dopo la prima guerra mondiale, i cui effetti si avvertirono in tutti
i settori, nel giro di una generazione avvertiamo una ripresa incredibile
dell'arte della gioielleria e vediamo le
grandi case come Cartier, Boucheron e Bulgari che migliorano la loro produzione
sostituendo l'argento con il platino nelle montature di diamanti, materiale che
non si ossida e che permette di valorizzare la qualità delle pietre impiegando
una minor quantità di metallo nell'incassatura.
Torna così l'uso di pietre
preziose e trasformano ancora una volta i gioielli in simboli di benessere, è
un periodo i questo in cui le grandi case producono il massimo in qualità e
raffinatezza, periodo che terminerà purtroppo con la seconda guerra mondiale,
dopo la quale avremo la produzione di gioielli in oro giallo rilanciati da
Cartier nel '37 a causa della crisi economica.
Abbiamo così la
produzione di gioielli accessibili a tutti, in cui le pietre preziose
sono usate con parsimonia se non addirittura sostituite con quelle semipreziose
o sintetiche, ora il lusso deve essere illusorio ed i gioielli spesso sono
vuoti all'interno, l'apparire è più importante dell'essere.
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